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REFERENDUM GIUGNO 2009
 
 
 

21/06/2009

Referendum, le ragioni del sì

Referendum, le ragioni del sì

Le argomentazioni di chi ha promosso e sostiene la necessità del referendum

L’obiettivo del referendum elettorale, secondo il presidente del Comitato per il Sì Giovanni Guzzetta, è quello di “un radicale rinnovamento dell’attuale sistema elettorale – e, attraverso quello, del sistema politico – in grado di assicurare all’intero contesto politico più trasparenza, agli schieramenti più unità, ai cittadini più opportunità di spendersi per far valere le proprie capacità e meriti”.

In concreto, per i promotori, la legge che verrebbe fuori attraverso le ‘forbici’ del referendum, porterebbe alla sparizione delle coalizioni litigiose, fatte di tanti partiti: “Si aprirebbe, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica, con conseguente eliminazione – si legge sul sito del Comitato – della frammentazione dentro le coalizioni”.
Secondo Guzzetta, il sistema elettorale risultante dal referendum spingerebbe i partiti a raggrupparsi prima delle elezioni, e non sarebbe meno ‘pluralistico’: i partiti più piccoli potrebbero sopravvivere come ‘correnti’ all’interno delle due formazioni più grandi.

Tra i principali esponenti politici, hanno scelto il sì il presidente della Camera Gianfranco Fini, che come presidente di An si impegnò a suo tempo nella raccolta di firme per il referendum, il segretario del Pd Dario Franceschini. “Mi recherò alle urne e voterò sì”, ha detto Fini, aggiungendo però che non considera “negativo il comportamento di chi si asterrà o di chi voterà no”.

Schierato per il sì anche il Pd, che vuole abrogare, ha spiegato Franceschini, la vecchia legge “sbagliata e inaccettabile soprattutto perché toglie agli elettori la possibilità di scegliere gli eletti”. Ma il Pd vede il voto del 21 giugno come un momento di passaggio verso la riforma: “Qualunque sia l’esito del referendum” Franceschini ha chiesto “una legge elettorale per consentire agli italiani di scegliere non solo un partito ma anche i singoli parlamentari”

00:05 Scritto da : youpolitics

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21/06/2009

Referendum, le ragioni del no

Referendum, le ragioni del no

Il porcellum non si tocca. I motivi di chi si oppone alla modifica dell’attuale legge elettorale

Il nemico numero uno del referendum è la Lega di Umberto Bossi. Il ministro leghista Roberto Calderoli, autore della legge elettorale attuale, da lui stesso definita una “porcata”, ha accusato il suo alleato Silvio Berlusconi di “voler votare sì al referendum sulla legge elettorale perché gli conviene”. La legge che la vittoria del sì lascerebbe in eredità all’Italia consentirebbe, teme la Lega nord, a Berlusconi di sbarazzarsi degli alleati e governare da solo, quindi “porterebbe il Paese a livelli degni di Pinochet o dei più tristi regimi”. Per questo il referendum è “un problema per la tenuta democratica del Paese”. Ha cambiato posizione invece il presidente del Consiglio Berlusconi che in un primo momento favorevole al sì, ora non sostiene direttamente le istanze referendarie. Mentre Antonio Di Pietro ha espresso un parere molto critico.

Il fronte dei contrari al referendum esprime ragioni abbastanza varie e viene espresso da esponenti di diversi partiti. Trova cittadinanza anche nel Partito democratico, che pure è schierato per il sì: secondo l’ex presidente della Camera Luciano Violante, ad esempio, “il referendum non è contro la legge Calderoli, ma la rafforza: la vittoria del sì, infatti, ne confermerebbe i tre caratteri principali: la sottrazione ai cittadini del potere di scegliere i parlamentari; il sistema proporzionale, il premio di maggioranza”. E Francesco Rutelli, ex leader della Margherita, si è detto convinto che “il bipartitismo consegnerebbe l’Italia al populismo della destra e quello che uscirebbe dal referendum sarebbe peggio di quello che abbiamo oggi”. Più a sinistra, Paolo Ferrero ha previsto che una vittoria del sì “introdurrebbe in Italia un bipartitismo coatto e ridurrebbe la legge elettorale italiana a una legge peggiore della legge truffa del ’53 e molto simile alla legge fascista e liberticida Acerbo del ‘24”. Con la conseguenza che “Berlusconi e il centrodestra vincerebbero le elezioni per i prossimi trent’anni”. Per il no anche l’Udc di Casini e Sinistra e Libertà.

La parte più consistente degli oppositori del referendum elettorale fa campagna per l’astensione, dal momento che per la Costituzione il risultato della consultazione è valido solo se vota la maggioranza degli aventi diritto, cioè metà degli elettori italiani più uno. Non a caso, lo scontro tra le forze politiche per settimane si è concentrato sulla data del referendum: i suoi sostenitori volevano fosse la stessa delle elezioni europee, alla fine si è deciso per il 21 giugno, in contemporanea con il secondo turno delle elezioni amministrative. Solo l’8 maggio è stata annunciata la costituzione di un Comitato per il no, animato dai Radicali. Secondo Emma Bonino i quesiti sui quali si pronunceranno gli italiani sono una “truffa” perché se vincessero i sì “si aggraverebbe – il Porcellum”, cioè la legge attualmente in vigore. “Si avrebbe un bipartitismo bastardo e coatto che sotto il vestito non avrebbe niente, né garanzie, né collegi uninominali, né Parlamento di eletti”. Chi, come il Pd, invita a votare sì e poi a fare la riforma elettorale, ha affermato la vicepresidente del Senato, “dà la motivazione più aberrante perché l’esito del referendum è vincolante”.

00:05 Scritto da : youpolitics In Politica

 
 
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